sabato 14 luglio 2018

Alla scoperta della Sicilia nascosta e abbandonata… (28 Giu/01 Lug).....Uccio Conte

Uccio Conte MotoViaggiatore WolflandRoad
We alla scoperta della Sicilia nascosta e abbandonata… (28 Giu/01 Lug) Con quattro giorni liberi decido di uscire in moto, di andare laddove la bellezza e la monumentalità siciliana è nascosta e abbandonata.
Il primo giorno inizio con andare a visitare il faro a capo murro di porco incastonato in una zona bellissima. Qui il mare è di un azzurro incredibile e la roccia bianca si esalta e illumina la zona. Il faro è ancora funzionante e di estremo utilizzo per le navi di passaggio.




Mi rimetto in moto e vado a cercare un arco marino che cerco da tempo, la ricerca in effetti si fa ardua perché praticamente l’arco si nota solo se si costeggia la costa, che con la moto non è molto facile. In ogni modo lo trovo e si decide di fare il bagno e di restare per qualche ora a rilassarsi.




I colori qui fanno da padroni e la tranquillità della zona è alta. Si fa tardino e si deve arrivare al campeggio, ma prima si và al Ponte di Sant’Alfano, che rappresenta una mirabile opera civile tuttora ben conservata e percorribile (solo a piedi massimo in bicicletta). Le due sculture rimembrano un fatto leggendario avvenuto presumibilmente prima del terremoto del 1693.




Secondo un’antica leggenda si narra che presso la Cava Bagni due amici contadini chiamati “Calamaru” (significante “Calamaro”, ma forse indicante un nome simile a “Calogero”) e “Currarinu” (significante “Corradino”), si sfidarono in un duello mortale (forse per ragioni passionali) uccidendosi a vicenda. Si fa qualche foto e si ci dirige al campeggio.




L’indomani si assiste alla festa di San Paolo a Palazzolo Acreide, spiegare cosa sia risulta difficile bisogna viverla di presenza per capire. La folla di gente è interminabile e il silenzio non si sa nemmeno cosa è. Nel ritornare al campeggio mi imbatto a cercare una chiesa ipogeica profonda 25 metri. La ricerca mi porta a sbagliare strada e perdermi nelle campagne, ma guardata la mappa mi rimetto in strada e finalmente trovo il sito. Questa è un sito chiuso, di immensa bellezza a chi piace il genere e dal potenziale archeologico altissimo, purtroppo poco valorizzata. E' uno dei più importanti complessi rupestri religiosi (Paleocristiano) degli Iblei.



Giù è buio profondo e ci aiutiamo della torcia che ci aiuta a scendere le scale scivolose sino ad arrivare in fondo dove troviamo ancora la fontana della fortuna. Nel risalire la visione è magnifica con la luce del sole che illumina la scala e ai lati le catacombe. Usciti dal sito andiamo al campeggio, contenti della giornata trascorsa. Per l’indomani è previsto del trekking serio, la grotta dei briganti, con bagno ai laghetti principali di cavagrande per finire la giornata. Sfruttando un anfratto naturale nella parete opposta a quella dei Ddieri e per la presenza di una sorgente d'acqua potabile i siculi realizzarono un altro complesso abitativo: quello che oggi è conosciuto col nome di "grotta dei briganti" o della Conceria (Cunziria) accessibile da un pericolosissimo sentiero a strapiombo nella cava. In realtà non si tratta di una singola grotta bensì all'interno dell'anfratto (che sembra un'enorme grotta) sono state scavate decine di grotte.


Nei secoli questo complesso rupestre è stato abitato e sfruttato: dai siculi che lo realizzarono, dai bizantini, dagli arabi che vi realizzarono la conceria delle pelli (da qui il nome Cunziria), fino all'ottocento quando i briganti la utilizzarono come rifugio (da cui il nome "grotta dei briganti). Per arrivarci il sentiero è veramente angusto e pericoloso, ma giunti ci riposiamo pranzando con un buon panino e una birretta ancora fresca. Terminato riscendiamo, a scendere risulta ancor di più difficoltoso ma dopo tante peripezie e sentieri arriviamo alla meta agognata: i laghetti di Cavagrande, neanche il tempo di dirlo che poggiato la borsetta mi spoglio e mi butto in quelle acque fresche e meravigliose, praticamente il Paradiso.
Il rilassamento è estremo, i colori estasianti, sembra di essere nella foresta amazzonica in Brasile. Si risale il sentiero per riprendere la moto posteggiata al sicuro per poi rientrare in campeggio e, il tempo di una spaghettata, di addormentarci dalla stanchezza. L’indomani è la partenza e nella via di ritorno si visitano i Santoni, si tratta di un complesso di figurazioni relative ad uno dei culti più misteriosi dell'antichità: il culto della Magna Mater. Il sito, nonostante il deplorevole stato di conservazione, è unico al mondo per la grandezza e per la completezza delle rappresentazioni ed è considerato il principale centro del culto della Dea Cibele in Sicilia.


Dopo cerchiamo la grotta dei Santi nelle vicinanze di Vizzini e la vecchia Conceria di pelli. E’ tardi e molto contenti delle giornate trascorse, del resto il mio modo di vedere è quello di fare turismo con la moto, ecco perché mi reputo non un motociclista ma un mototurista…Alla prossima uscita

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