lunedì 17 luglio 2017

Da Tepelene a Pogradec racconto di un viaggio avventura...Dario Pellè

Dario Pellè MotoViaggiatore di Wolfland

L'albania è un paese a due velocità; il progresso è arrivato veloce e prepotente ma non ha raggiunto ogni angolo del paese in modo uniforme.

Percorrendo le strade albanesi è facile passare dal paesaggio urbano moderno e occidentale di Tirana a quello rurale, antiquato e addirittura primitivo di contrade che sembrano rimaste indietro di decenni.

Questa enorme differenza è facilmente riscontrabile anche all'interno del contesto urbano della capitale dove capita di passare da rumorose vie commerciali in tutto simili a quelle delle altri capitali europee a quello degradato e arretrato tipico dei paesi in via di sviluppo.


Ho viaggiato in motocicletta percorrendo tutte le strade dell'Albania e il passaggio tra un mondo e l'altro è così repentino che non mi ci sono ancora abituato. Dovete aspettarvi di tutto, dalle persone che attraversano le autostrade nazionali alle mucche che pascolano libere lungo le bellisime "Rruge Nationali" che collegano i diversi distretti.

Il viaggio che sto per raccontarvi è uno in cui i contrasti sono più forti ed evidenti è quello in cui la sensazione di perdersi in un viaggio indietro nel tempo è più marcata e invadente.

Partendo dalla bellissima Saranda di buon mattino prendiamo una di quelle strade che iniziano come normali provinciali e che poi diventano una serie di tornanti che arrampicandosi sulla montagna trasformano il paesaggio al punto che, ad un certo punto, il cielo si oscura e il sole non penetra pià attraverso la fitta vegetazione; ti accorgi che proprio sul ciglio della strada scorre un fiumiciattolo dall'acqua trasparente e fresca e che il caos delle città è rimasto irrimedimilmente dietro di te.
Si affronta un piccolo valico dal paesaggio lunare prima di arrivare ad una statale a quattro corsie (senza spartitraffico) che porta a Girocastro. Lasciata la cittadina si percorre un altro breve tratto in cui si alternano rettilenei monotoni a curve immerse nel verde e accompagnate da un ruscello che piano piano diventa un fiume.

Proprio pochi chilometri prima di Tepelene arrivamo al vero e proprio punto di svolta di questo viaggio quando si abbandona la nazionale e si prende una piccola strada asfaltata che ti porta indietro nel tempo. Sembra proprio il film "Non ci resta che piangere" quando si attraversa un antico ponte ferroviario si ha la sensazione di oltrepassare un limite fisico e passare in una altra dimensione e, forse è davvero così.

La strada si fa sempre più stretta e si insinua tra le montagne seguendo il corso del fiume; da un lato le rocce dall'altro le rapide. Mano a mano che si precede il traffico svanisce e dopo i primi 20 km ti accorgi che non cì sono altri veicoli che ti seguono e che non incroci più nessuno.

I cavalli pascolano nei prati e le montagne scendono a picco lungo i bordi dell'ormai sottilissimo nastro d'asfalto che percorriamo.

Se ti fermi e spegni la moto il silenzio è assordante.
Mano a mano che si procede l'asfalto diventa sempre più rovinato, iniziano ad alternarsi i tratti di sterrato a quelli in cui l'asfalto è ondulato e sembra di camminare su degli scalini.


Continuiamo a procedere senza incrociare nessuno e quando scorgiamo un carretto tirato da un vecchio cavallo stanco ci sembra di essere tornati nel mondo tecnologico. Piccoli villaggi, per lo più agglomerati di poche case isolate da tutti, si alternano a lunghissimi tratti che attraversano vallate e piccoli canyon.


Si sale sulle montagne per poi ridiscendere e si precorrono strade in cui si segue il "percorso del mulo" anzichè tagliare dritto: si racconta che per tracciare il percorso si sia lasciato un mulo libero e che seguendolo si sia potuta tracciare la strada per attraversare quei luoghi. In verità si fanno giri immensi per ritrovarsi a pochi metri dalla partenza solo perché seguire il "percorso del mulo" è più economico che fare un viadotto...che meraviglia!

Ad un certo punto una catasta di legna impedisce il passaggio. Ci passo sopra ma sono costratto a fermarmi per scansare con i piedi dei tronchi da sotto le ruote quando mi accorgo che altri tronchi stanno cadendo, dal cielo, tutto intorno a me! Ci sono dei taglialegna sul pendio che tagliano e buttano giù i tronchi senza curarsi di nulla...tanto di la non passa mai nessuno!!

Ad un certo punto si entra in una pineta. Pochi metri, pensi all'inizio. Dopo i primi chilometri inizia a sentire l'odore della resina ma dopo i primi dieci inizi a pensare di essere in una vera foresta; il manto stradale è quasi del tutto ricoperto dagli aghi di pino (scivolosissimo) e sembra davvero di aver perso la strada quando, all'improvviso, un furgone per il tasporto passeggeri malconcio ma fiero ti passa accanto, stracolmo di passeggeri che riconosci dallo sguardo: sono pendolari che quella strada "fatata" la percorrono ogni giorno.

Ad un certo punto un altra bella sorpresa: un cartello malconcio dove qualcuno ha scritto con il pennello: "Biker Welcome!" Eh si, lo hanno capito anche qui che questo è un vero paradiso per chi va in moto.

Lasciata la pineta ricominciano a comparire i villaggi e piano piano si torna alla civiltà fino a che, ad un certo punto non appare lei, uno di quei mostri che qui non vorresti vedere mai: un'autostrada! Perfettamente liscia e dritta che d'improvviso rompe l'incanto e ti riporta al presente, al mondo tecnologico e caotico, al traffico e a Korca.

Dopo Korca c'è poco da dire, c'è solo una superstrada che va dritta a Pogradec e che ad ogni chilometro sembra sussurrarti all'orechio: "Torna indietro!"


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