sabato 22 luglio 2017

Amarcord Elefantenttreffen....uno dei mitici e piu' antichi raduni del vecchio continente...

Amarcord Elefantenttreffen
Francesco Schiapputer Roberti per Wolfland

A volte certi eventi ti entrano nella pelle piu’ di quanto tu non creda ed e’ difficile esprimere con parole le sensazioni che ti segnano il corpo e l’anima. L'Elefantentreffen - uno dei mitici e piu' antichi raduni del vecchio continente - e' proprio uno di questi eventi.
Cosa spinga svariate migliaia di motociclisti - un folto gruppo dei quali italiano - a partire nei giorni della merla, sfidando il buon senso, il freddo e il gelo e le leggi della fisica e' di difficile comprensione.

Fatto sta che il richiamo dell' elefantentreffen li vede numerosi puntare a nord valicando passi quali Bernina, Tonale, Brennero, Tarvisio, con temperature che raggiungono i 20/25 gradi sottozero, per raggiungere Loh, una sperduto villaggio di 5 case sito su una collina nella foresta bavarese, tra i paesi di Thurmansbang e Solla.

Il viaggio e' spesso duro, e, mentre ti rannicchi sotto il cupolino a cercar riparo dal freddo (dopo mesi e mesi di preparazione, ricerca di gomme adatte, di piu’ o meno efficaci catene da neve, di spray e grassi che proteggano la moto dai corrosivi liquidi sparsi per terra per evitare che l’asfalto ghiacci, capisci che i racconti dei vecchi elefanti non sono leggende metropolitane. Capisci che quando un tir ti supera resti accecato dalla neve che solleva e che se cadi, devi solo sperare che la tua moto si giri di 180 gradi in modo che il tir che segue veda i sui fari e ti eviti, perche' tu non ce la faresti mai a spostarti in tempo dalla strada. Capisci che non basta stringere una tazza di cappuccino bollente a far smettere il tremolio delle mani invalidate e doloranti dal freddo.

Certo non sempre e' cosi' e non lo e' per tutti; la tecnologia aiuta. Oggi molti raggiungono Loh accompagnati da un furgone d'appoggio, altri addirittura caricano le moto su camion per poi percorrere su 2 ruote solo gli ultimi chilometri. E' un modo forse dissacratorio di vivere l'evento, ma qui non c'e' intento di giudizi morali. Una volta giunti sul posto, la vista e' senza dubbio spettacolare ed emotivamente molto coinvolgente.

Su un immenso anfiteatro che guarda il “catino della strega” e' montato un accampamento: migliaia di tende di tutti i tipi, dai teepee degli indiani d'america ai moderni igloo. E fuori da ogni tenda le moto e davanti ad ogni tenda un fuoco. C'e' il quartiere dei tedeschi, quello degli italiani, degli spagnoli, dei polacchi e via dicendo. Un bailamme di lingue, un via vai frenetico di gente che cammina, scivola, cade, si rialza, va e che viene, portando asce, slittini carichi di legna per mantenere vivo il fuoco, di balle di paglia per isolare i giacigli dalla neve, di lattine di birra che verra' ingollata senza sosta, di acqua per un buon caffe' caldo; su molti fuochi un pentolone pieno di vin brule' sempre pronto per essere offerto ad amici o a perfetti sconosciuti.

Un brivido ti percorre la schiena e non e' solo il freddo. E' anche l' emozione di entrare e di fare parte anche solo per un paio di giorni di questo magico evento che oramai ha raggiunto la 61esima edizione.

L'Elefantentreffen e' nato nel 1956 quando alcuni appassionati organizzarono un raduno di 20 sidecar Zundapp (il cui parafango anteriore ricorda la proboscide di un elefante). Successivamente il raduno si e' spostato a Salisburgo. Il numero dei partecipanti e' via via cresciuto sino a creare qualche problema per la raffinata citta' (molti rimpiangono l'indimenticabile sfilata notturna sul circuito del Salzburgring sotto la neve!) e gli organizzatori hanno deciso di spostare il raduno in un luogo più selvaggio. Dal 1988 il motoraduno si tiene in una valle sperduta vicino a Passau con una media di partecipanti che oscilla tra i 3.000 e i 6.000.

Se guardassimo l'Elefantentreffen con gli occhi da turista razionale, probabilmente vedremmo solo molte migliaia di pazzi che fanno un campeggio estremo e pretendono di farlo col mezzo sbagliato. Ma guardarlo in questo modo non ha senso; sarebbe come andare allo zoo e pensare di aver capito cos'e' la natura selvaggia. L'Elefant non va guardato, va vissuto e non e' facile. Io l'ho capito nel 2002, quando dopo un attimo di esitazione mi ci sono buttato dentro con 230 kg di transalp carica di bagaglio. La stradina d'accesso era piena di una terribile fanghiglia alta fino a 50 cm e dopo poche centinaia di metri mi son trovato impantanato fino ai mozzi, ho perso l'equilibrio e son caduto nella melma. Non ho proferito verbo ma quattro ragazzi tedeschi alti 2 metri sono arrivati dalla tenda piu' vicina e infangandosi fino ai capelli hanno sollevato di peso la moto e mi hanno spinto fuori dal pantano, chiedendomi se tutto andava bene. Si sono conciati da capo a piedi per me e neppure mi conoscevano, facendomi verificare di persona una delle regole d'oro del motociclista vero: la solidarieta'. Viaggiando in moto, non si e' protetti da una scatola di latta, come in auto e pertanto ci si sente parte integrante del mondo che ci circonda e forse lo si teme meno. E' per questo che tra motociclisti ci si saluta e se si vede qualcuno fermo ci si ferma per chiedere se e' tutto a posto.

Una volta capito che la moto non e' il mezzo piu' adatto per gironzolare nell'accampamento, la si parcheggia fuori e si entra a piedi.


Gia' all'ingresso si capisce che non si tratta di un raduno di tedeschi ubriachi. L'organizzazione e' efficientissima: appena arrivi paghi e ti danno un braccialetto da non togliere mai, altrimenti non rientri. Ti guardi intorno e vedi che c'e' il pronto soccorso, la Presse, il servizio guasti, il servizio d'ordine. Insomma la classica anche se discreta organizzazione teutonica. C'e' anche chi alza il gomito e si esibisce in spericolate acrobazie coi sidecar o con i trike costruiti nel garage di casa, (i quad e i trike non su base motociclistica sono oramai vietati) ma quando esagerano arriva un membro del servizio d'ordine e tutto cessa. Il tedesco ha un rispetto per l'autorita' che a noi latini e' spesso sconosciuto. Non mi e' mai capitato di vedere incidenti gravi all'interno del raduno. Ad avere il tempo l'Elefantentreffen va assaporato minuto per minuto: c'e' la gara di tiro alla fune, la gara per la moto artigianale piu' bella, la premiazione per chi viene da + lontano, per il piu' anziano e il piu' giovane biker, per il motoclub piu' numeroso presente, la gara dei taglialegna, la competizione delle sculture di neve, ma anche l'omaggio funebre a tutti i caduti e la celebrazione della S.Messa. Si organizzano anche estemporanee gare della salita impossibile e della discesa impossibile. Provate ad andare su o giu' per una ripa innevata e capirete perche' dico impossibile. E' solo questione di secondi, anzi di decimi... Pero' il tutto e' molto apprezzato dai partecipanti.

Girando tra le tende, si ammirano le stranezze: sidecar e moto artigianali, trike, moto con gomme e motore automobilistico, vasche da bagno attaccate ai sidecar, ove i tedeschi fanno realmente il bagno anche a 15 gradi sottozero. Anche i "radunisti" hanno spesso abbigliamento eccentrico: si trovano antichi celti, militari della Wermacht, indiani d’america e via dicendo. Una volta calata l' oscurita' lo spettacolo diventa surreale: i focolari aiutati dal riverbero della neve illuminano l'accampamento; oramai i petardi e i fuochi d'artificio sparati in quantita' che diffondono un fumo acre da battaglia sono scomparsi…troppo pericolosi: se incendiano una tenda e chi c’e’ dentro sta dormendo sono guai seri. C'e' chi utilizza il faro della propria enduro monocilindrica tenuta in perenne impennata col posteriore bloccato nella neve per controllare a che punto e' la cottura della porchetta. I piu' si preparano il giaciglio con la paglia e un semplice sacco a pelo sotto una tendina. I vecchi raccontano del grande gelo dell'edizione 99 quando si era ghiacciato l'interno della tenda e poche moto erano riuscite a ripartire con la loro batteria; niente paura: il servizio guasti dell'organizzazione dispone di potenti batterie ausiliarie in grado di sopperire alla vostra resa inefficiente dal fatto che pure l'acido si e' congelato!

O dell’anno in cui una bufera strappo’ e porto’ via molte decine di tende e in 400 si ritrovarono al mattatoio a dormire una a fianco dell’altro sul pavimento. C'e' pure chi si fa il tagliando alla moto sdraiato nella neve! Al termine di una discesa ripidissima si giunge nel catino, un'area pianeggiante dove si tengono le manifestazioni e dove ci sono i baracchini che vendono adesivi, spille, toppe, il libro sull'Elefant. L'acquisto di una toppa e' doveroso e poi via di nuovo ad ammirare le stranezze. Per mangiare, ognuno si porta da casa qualcosa, ma volendo esistono tanti ristoranti (vabbe' baracche di legno) dove ti cucinano tanti piatti dal nome strano. Io oltre 2 zuppe di gulasch (buonissimo) non ho avuto il coraggio di andare. Il tutto va avanti fino a tardi, poi sul campo cala il silenzio. Il tempo corre e al momento di ripartire si guarda l'accampamento dall'alto, pensando che in fondo un anno passa velocemente o magari pensando “Mai piu’!” (specie se vi e' capitata un'edizione da EleFANGHENtreffen)

In conclusione perche' andarci? Per vedere panorami stupendi e tanta di quella neve come non ne avete mai vista. Per sentirsi Asterix che ha bevuto la pozione magica quando finalmente parcheggiate la moto al raduno. Per camminare un metro sollevati da terra quando - arrivati a casa e lavata la moto - incollate il magico adesivo (va incollato sulla moto che vi ha portati su.) Per vedere di cosa sono capaci di fare i tedeschi con moto di 300 kg sulla neve. Per sentire dolorare anche muscoli e ossa di cui ignoravate l'esistenza, quando tornate a casa sotto 4 ore di tempesta di neve. O piu' semplicemente per decidere che l'anno venturo e' meglio andare al Furbinentreffen...
Ringraziamo Francesco per i suoi viaggi e per le sue foto lo potete seguire su:Wolfland e/o "Il Club dei MotoViaggiatori" di Wolfland

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