sabato 25 febbraio 2017

MOTO GUZZI V7 SPORT ‘72: LA LEGGENDA COL TELAIO ROSSO



 
Una delle più splendide motociclette italiane di tutti i tempi fu senz’altro la Guzzi V 7
Sport del 1972. Certo che di tempo ne è passato tanto: molti di noi motociclisti del terzo millennio non hanno mai sentito neanche parlare della spettacolare “telaio rosso”
progettata dall’Ing. Lino Tonti e magari apprezzano la sobria eleganza delle moderne V7 made in Mandello senza conoscerne i riferimenti storici. Male, molto male: un simile capolavoro di arte motociclistica non può non far parte del background “culturale” di un Motociclista che si rispetti.
 
La storia della V7, presentata nel 1965, inizia nel 1967, con la commercializzazione di
una bella Granturismo di 700 cc..

Due anni dopo, mamma Guzzi presentava la V 7 Special –di 750 cc. – destinata ad
insidiare la fascia di mercato allora occupata dalle granturismo BMW e Norton.
Nel 1972, grazie all’indomito genio creativo del progettista Lino Tonti, venne finalmente
affiancata alla turistica V7 Special una spettacolare moto sportiva: la V 7 Sport. La moto era semplicemente bellissima. Bassa, snella, aggressiva. Originalissima la colorazione della prima serie, prodotta in soli 150 esemplari nell’anno 1972: telaio rosso e sovrastrutture verde chiaro metallizzato rappresentano il blasone della Moto Guzzi più ricercata –in assoluto- dai collezionisti di moto storiche.


La moto presentava alcune soluzioni tecniche di una certa originalità, come, per esempio, il parafango posteriore, infulcrato ad una cerniera, che poteva essere sollevato senza bisogno di essere smontato, per consentire l’estrazione della ruota posteriore.
 
I semimanubri erano ampiamente regolabili in altezza, sino a poter diventare un vero e
proprio “stendipanni”, il tipico manubrio alto di cui erano dotate le granturismo dell’epoca.
 
La moto era poi dotata di un ammortizzatore di sterzo, regolabile anche durante la marcia.
Non mancava nemmeno qualche vezzosa chincaglieria, come una lucetta di cortesia
sistemata sotto la sella.

La vera chicca della moto era comunque il telaio.
Lino Tonti era riuscito a realizzare un telaio compattissimo che riusciva a fasciare il
biciclindrico Guzzi e ad imbrigliarne le prestazioni in modo da regalare alla moto la
migliore stabilità –alle alte velocità- di tutte le moto dell’epoca. Ancora oggi, chi ha avuto la fortuna di poter fare un giro con una V7, sostiene che la moto sia in grado di
regalare un notevole piacere di guida, garantendo prestazioni elevate, ottima stabilità e tenuta di strada irreprensibile.
Già…prestazioni elevate! In effetti, il dato tecnico che ingolosirà –più d’ogni altro- gli
appassionati, è che la V 7, messa a confronto con le altre maxisportive dell’epoca, dai
tester della rivista Motociclismo, risultò ad essere l’unica motocicletta ad infrangere
davvero il muro dei 200 km/h, avvicinandosi effettivamente, alla velocità massima dichiarata dalla casa madre, di 206 km/h (la velocità rilevata fu di 201,117 km/h). E giusto per dare un’idea di chi fossero le avversarie, basterà citare la Kawasaki 750 a tre cilindri a due tempi, che non superò i 194 km/h e l’Honda Four 750, che rimase ben
lontana dai 200 km/h. Anche in ordine alla resa complessiva del mezzo, Motociclismo
testimoniò che la V 7 aveva segnato il miglior tempo, tra le supersportive coetanee, nel
circuito di Monza.

Insomma, la V 7 Sport era la migliore supersportiva dei suoi tempi: filava come un razzo!
Addirittura romanzesca la genesi del progetto, raccontata da Lino Tonti ai giornalisti di
Motociclismo in una intervista rilasciata nel marzo del 1995.
Il progettista aveva ricevuto incarico dalla dirigenza di realizzare una motocicletta con
pochi “semplici” parametri: 200 chili, 200 all’ora.

Stimolato da una simile sfida, dopo una prima stesura del “bollente” progetto, l’Ing. Tonti
si arenò per qualche settimana, nell’impossibilità di realizzare materialmente dei prototipi per la mancata cooperazione delle maestranze operaie, scatenate nelle
battagli sindacali dell’epoca (era l’autunno del 1969).

Tonti, indomito qual’era, pensò di portarsi a casa un motore, alcuni metri di tubo di ferro
per telai, ed infine il suo fedele saldatore Alcide Biotti. I due si rinchiusero nello
scantinato di casa Tonti, a Varese, e lì rimasero sino a che non ne uscirono con la loro opera d’arte: la V 7 Sport (la telaio rosso!).
I primi 150 esemplari- che oggi sono naturalmente i più preziosi- recavano i numeri di telaio da VK11111 a seguire (quindi sino a VK11261) e lasciarono tutti la casa di
Mandello nell’anno 1972; a partire dal 1973 la V 7 subì alcune modifiche (il telaio fu
verniciato di nero, vennero proposti altri colori per le sovrastrutture, benne rinforzato il cambio – un po’ fragile in origine- ed altro) e venne venduta sinoa tutto il 1974
giungendo al numero di telaio VK 11990. Nel 1974 la V 7 Sport lasciò il campo alla 750 S, che la sostituì.
 
Il dato relativo ai numeri di telaio è molto importante, perché, dato il valore della prima
serie, non è infrequente trovare in vendita dei mezzi seconda serie con il telaio truffaldinamente verniciato di rosso. Oggi, infatti, per acquistare una V7 Sport telaio
rosso, perfettamente restaurata, vengono richieste somme paragonabili ai prezzi delle
odierne supersportive di maggior pregio e blasone.

Se vi capitasse l’ormai rarissimo privilegio di veder passare per strada una telaio rosso,
fermatevi un attimo e godetevi la visione. Il tempo, purtroppo … scorre inesorabile.

Jovan Stradeinmoto

1 commento:

  1. questa serie di 150 esemplari avevano effettivamente la trasmissione a ingranaggi tra albero motore ed albero a camme ??????

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